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Cioè del materiale clinico che non è un momento di irrinunciabile verità,
brutale e cruda, ma un prodotto letterario estremamente raffinato, artefatto,
squisitamente inciso e concluso.
Il fatto che questa "incomprensibilità" delle sculture sia il risultato
finale di opere perfettamente descritte e controllate, determina il
paradosso finale di rendere più chiara e certa la parte misteriosa della
realtà, che non la parte apparentemente consacrata dalle apparenze della
certezza. Questo è a mio avviso il paradosso di Marcello; un paradosso
che lo pone accanto a noi, della generazione che sul progetto ha cercato
di capire qualcosa di più e di diverso rispetto alle generazioni precedenti.
Questa sua paradossale normalità, questa lucidità ironica e spiazzante
nasce, io credo, dall'accettazione paziente di chi segue con grande
razionalità la crisi del razionalismo stesso, e cerca di ricostruire
un sistema di razionalità più vasta per capire la realtà, introducendovi
molti elementi del sogno, del delirio, del mito, che della realtà sono
gran parte.
E sono figli dell'uomo e della sua Ragione; anche se può sembrare un
paradosso....
Andrea Branzi